Prove di Cattura Massale
  DIFESA:      INNOVAZIONE          Firenze, 28/03/2000

CONVENZIONE ARSIA-ISZA PER LO SVOLGIMENTO DI:
"INDAGINI SULL’IMPATTO DI DISPOSITIVI PER LA CATTURA MASSALE DI ADULTI DI BACTROCERA OLEAE SULL’ENTOMOFAUNA UTILE DELL'OLIVETO"

(II anno di attività: 1999-2000)

"PROGETTO REGIONALE PER IL MIGLIORAMENTO QUALITATIVO
DELLA PRODUZIONE DI OLIO DI OLIVA (REG. CE 528/99)"


  Relazione sull'attività svolta    Introduzione

E' opinione ormai largamente condivisa che il metodo biotecnologico definito come "catture massali" o "mass trapping" sia, fra i sistemi di controllo della mosca delle olive, quello che, per ambienti a costante rischio dacico, mostra attualmente le maggiori potenzialità applicative in ordine al raggiungimento del miglior compromesso fra efficacia fitosanitaria e sicurezza eco-tossicologica, in un contesto di produzione integrata.
L'esigenza di un controllo preventivo della mosca attraverso la soppressione degli adulti, era già presente e chiara agli inizi del secolo, quando furono escogitati e sperimentati i primi mezzi volti alla cattura massale del dittero, come le 'bacinelle Berlese' (attivate con una soluzione di melassa al 10% avvelenata con arsenito di sodio o potassio al 2-3%), che possono considerarsi forme archetipe dei moderni dispositivi.
Il metodo delle catture massali, dopo esser caduto in disuso per oltre mezzo secolo anche per l'avvento e lo sviluppo di nuovi insetticidi di sintesi, torna a essere oggetto di forte interesse negli anni '70 quando vengono studiati, messi a punto e confrontati vari tipi di trappola ad azione combinata. Ancor più interesse assume la tecnica dopo la scoperta nel 1980 del feromone sessuale della mosca, che permette di rendere le trappole assai più efficaci e sicuramente più seletive (Haniotakis, 1986; Haniotakis et al., 1991).
Oggi, come è noto, il mass trapping si basa sulla distribuzione nell'oliveto, con collocazione sulla chioma delle piante, di dispositivi in grado di attrarre (per mezzo del colore (giallo) o per la liberazione di ammoniaca o di feromone sessuale oppure per l'integrazione di più elementi attrattivi) e di uccidere (con sostanze adesive o prodotti insetticidi) gli adulti di B. oleae che si posino sulla superficie del dispositivo. In anni recenti sono stati messi a punto vari tipi di "trappola" e proposte differenti densità di distribuzione in funzione della dimensione delle piante, del sesto di impianto, del rischio di infestazione e dell'efficacia e del costo dispositivo.
Il sistema di lotta, 'tipicamente preventivo', esprime la massima efficacia quando sia applicato su vaste superfici, o in oliveti sufficientemente isolati, a partire dal momento in cui le olive iniziano a diventare recettive per l'ovideposizione della mosca.
Il mass trapping è stato sperimentato in Italia (Sardegna e Calabria) fin dalla seconda metà degli anni '80 (Delrio, 1989, 1995; Delrio e Lentini, 1993). In Toscana il metodo è stato applicato per la prima volta nel 1992, grazie all'iniziativa dell'AIPROL delle province di Pisa e Livorno che, per oliveti della bassa Val di Cecina, iniziò ad adottarlo, impiegando materiali della ditta greca Vioryl, nell'ambito dei programmi regionali ammessi al contributo del Reg. CE per il "Miglioramento qualitativo della produzione di olio di oliva". Da allora, l'applicazione di questa tecnica con i suddetti materiali si è andata progressivamente estendendo in Toscana e dal 1996 è stato adottato anche presso l'oliveto sperimentale dell'ARSIA in località Stiacciole (GR) (Silvestri, 1999).
Il metodo delle catture massali con dispositivi Vioryl ha generalmente fornito in questi ultimi anni risultati fitosanitari positivi, paragonabili a quelli ottenibili con interventi preventivi a base di esche proteiche avvelenate. In effetti il metodo ha permesso di ridurre i trattamenti curativi tradizionali con esteri fosforici a uno soltanto, nelle annate con forte pressione dacica, e di azzerarli del tutto, nelle annate di bassa infestazione. Tali risultati, e soprattutto le potenzialità per un loro significativo miglioramento, rendono il mass trapping di notevole interesse per gran parte dell'olivicoltura toscana e in particolare per l'"agricoltura biologica".
Le indagini della presente convenzione trovano la loro ragion d'essere nei postulati stessi della 'difesa integrata' che, nel considerare la coltura un ecosistema comunque complesso, rivendicano ai fini di una produzione sostenibile la salvaguardia dell'entomofauna utile e lo sfruttamento degli antagonismi naturali. Da tali principi discende che l'efficacia o meglio la validità di un qualsiasi metodo di lotta deve essere attentamente verificata anche alla luce delle conseguenze sulle popolazioni e sull'attività degli organismi ausiliari.
Gli effetti negativi delle trappole cromotropiche gialle, specie se impiegate in numero elevato per la cattura massale, sono già stati ampiamente evidenziati da vari Autori fra cui Neuenschwander (1982), Raspi (1982), Raspi e Malfatti (1985), Ortu e Floris (1994), Viggiani e Mondillo (1996), Viggiani et al.. (1997).
Si ritiene inveve che il mass trapping realizzato con trappole non cromotropiche abbia un impatto sull'entomofauna utile dell'oliveto relativamente modesto e assai inferiore a quello dei metodi di lotta tradizionali, basati su trattamenti ovo-larvicidi curativi o su interventi adulticidi preventivi con esche proteiche avvelenate (Petacchi e Minnocci, 1993).
Con queste prime osservazioni si è inteso fornire un contributo all'esame del problema, prendendo in considerazione il dispositivo "Eco-Trap Vioryl" e più specificatamente la selettività dei suoi fattori di attrazione.

  Materiali e metodi   

Nel 1999 le indagini di campo sono state condotte sia nell'oliveto sperimentale dell'ARSIA ubicato in località Stiacciole (GR), già preso in esame per lo stesso tipo di osservazioni nel 1998 (zona pianeggiante, cv prevalenti Frantoio e Leccino), sia in un oliveto sito in località La Romola (FI), sottoposto per il primo anno all'applicazione del mass trapping contro Bactrocera oleae con mezzi "Eco-Trap" Vioryl.
L'"Eco-Trap" è costituita da un sacchetto in polietilene rivestito esternamente di carta speciale trattata con deltametrina (15 mg per sacchetto), delle dimensioni di 15x20 cm, contenente 70 grammi di bicarbonato di ammonio. Il dispositivo è inoltre provvisto di un dispenser Vioryl di feromone sessuale (1,7-dioxaspiro-5,5undecano). I fattori di attrazione sono dunque l'ammoniaca prodotta dal sale di ammonio e il feromone. Quest'ultimo è altamente selettivo e dal suo impiego ormai ventennale nelle trappole per il monitoraggio, non è mai emerso che possa fungere da kairomone per specie entomofaghe del dittero. Per contro l'ammoniaca, oltre a essere un richiamo per la mosca in quanto prodotto del metabolismo della flora batterica presente sui frutti e sulle foglie dell'olivo, può costituire un segnale di fonti alimentari proteiche per vari gruppi di insetti (Neuenschwander et al., 1981).
Per valutare la selettività dell'"Eco-Trap", su ciascun lato del sacchetto è stata applicata una striscia di plastica semirigida trasparente, collata esternamente, delle dimensioni di 5x20 cm, tale da permettere il periodico rilevamento dell'entomofauna posatavisi e catturata (dispositivo 'Ecotrap', fig. 1). Le catture sono state qualitativamente e quantitativamente confrontate con quelle ottenute con un identico dispositivo (doppia striscia di plastica semirigida trasparente, collata esternamente, delle dimensioni di 5x20 cm) non applicato alla trappola e posizionato direttamente sulla chioma delle piante (dispositivo 'Testimone', fig. 2).
In ciascun oliveto, per il periodo compreso fra i primi di agosto e la fine novembre, sono stati messi a confronto 10 dispositivi 'Ecotrap' con 10 dispositivi 'Testimone', posizionati su 20 piante (omogenee per cultivar, forma, volume e densità di chioma, carica di frutti) prive di altri dispositivi di cattura e prescelte fra circa 80 olivi all'interno di una area regolare dell'impianto.
In dicembre gli insetti catturati sono stati esaminati allo stereomicroscopio, rimossi e ripuliti dalla colla con petrolio bianco, quindi posti in provette con alcol al 70%, distintamente per dispositivo di provenienza.

  Risultati   

I risultati sono sinteticamente riportati nei grafici delle figg. 3-10.
Il primo dato di grande rilevanza emerso dall'indagine è che, sia con il dispositivo 'Ecotrap', sia con il 'Testimone', è stata catturata (su una superficie collata complessiva di 20 dm2 per tipo di dispositivo, esposta dai primi di agosto a fine novembre) una grande quantità di insetti, dell'ordine di 3.000 esemplari nell'oliveto di Stiacciole e di 4.000 a La Romola (figg. 6).

In entrambi gli oliveti e per entrambi i dispositivi, i due ordini di insetti di gran lunga più rappresentati sono i Ditteri e gli Imenotteri. Sia a Stiacciole che a La Romola, i Ditteri sono complessivamente più numerosi sui dispositivi 'Ecotrap' che nei 'Testimoni'. Gli Imenotteri sono risultati più numerosi nell'oliveto de La Romola che a Stiacciole.

Fra i Ditteri prevalgono i Nematocera (grazie alla massiccia presenza di Sciaroidea), mentre fra gli Imenotteri, dove risultano completamente assenti i Symphyta, è la sezione Parasitica del sottordine Apocrita a costituire (principalmente con i Proctotropoidea e i Chalcidoidea) il raggruppamento decisamente più numeroso (figg. 7).
Un elemento di notevole interesse faunistico ed ecologico, sicuramente legato alle diverse caratteristiche del biotopo (agroecosistema), è il rapporto di presenza fra Proctotropoidea e Chalcidoidea nei due oliveti. Mentre a Stiacciole dominano questi ultimi (con Eulophidae soprattutto), a La Romola risultano più abbondanti i Proctotrupoidea (con Scelionidae) (fig. 9).
Anche gli Imenotteri Aculeati (Formicidae soprattutto) e gli Omotteri Auchenorrinchi (Cixiidae in particolare) sono stati catturati in quantità significativamente superiore a La Romola, dove si è registrato inoltre un più elevato numero di Planipennia (Chrysopidae, Hemerobiidae, Coniopterygidae), specialmente sul dispositivo 'Ecotrap' (figg.8).
La mosca delle olive è stata invece catturata in misura maggiore a Stiacciole, ma sempre in modestissima proporzione rispetto al totale delle catture. In effetti gli adulti di Bactrocera oleae costituiscono solo il 2-4% del numero complessivo degli insetti catturati, mentre raggiungono il 20-30% nell'ambito dei Ditteri Brachiceri. Il rapporto fra catture di mosca delle olive e catture di Imenotteri Apocriti sez. Parasitica non è andato oltre il valore di 0,05-0,1.
In entrambi gli oliveti sul dispositivo 'Ecotrap' si è rilevato, come era prevedibile, un numero di adulti di B. oleae significativamente superiore a quello riscontrato sul dispositivo 'Testimone', con un rapporto fra maschi e femmine che, presumibilmente per l'azione del feromone sessuale della trappola, è sempre risultato spostato a favore dei maschi presentando un valore medio di oltre 1,5.


E' opinione ormai largamente condivisa che il metodo biotecnologico definito come "catture massali" o "mass trapping" sia, fra i sistemi di controllo della mosca delle olive, quello che, per ambienti a costante rischio dacico, mostra attualmente le maggiori potenzialità applicative in ordine al raggiungimento del miglior compromesso fra efficacia fitosanitaria e sicurezza eco-tossicologica, in un contesto di produzione integrata.
L'esigenza di un controllo preventivo della mosca attraverso la soppressione degli adulti, era già presente e chiara agli inizi del secolo, quando furono escogitati e sperimentati i primi mezzi volti alla cattura massale del dittero, come le 'bacinelle Berlese' (attivate con una soluzione di melassa al 10% avvelenata con arsenito di sodio o potassio al 2-3%), che possono considerarsi forme archetipe dei moderni dispositivi.
Il metodo delle catture massali, dopo esser caduto in disuso per oltre mezzo secolo anche per l'avvento e lo sviluppo di nuovi insetticidi di sintesi, torna a essere oggetto di forte interesse negli anni '70 quando vengono studiati, messi a punto e confrontati vari tipi di trappola ad azione combinata. Ancor più interesse assume la tecnica dopo la scoperta nel 1980 del feromone sessuale della mosca, che permette di rendere le trappole assai più efficaci e sicuramente più seletive (Haniotakis, 1986; Haniotakis et al., 1991).
Oggi, come è noto, il mass trapping si basa sulla distribuzione nell'oliveto, con collocazione sulla chioma delle piante, di dispositivi in grado di attrarre (per mezzo del colore (giallo) o per la liberazione di ammoniaca o di feromone sessuale oppure per l'integrazione di più elementi attrattivi) e di uccidere (con sostanze adesive o prodotti insetticidi) gli adulti di B. oleae che si posino sulla superficie del dispositivo. In anni recenti sono stati messi a punto vari tipi di "trappola" e proposte differenti densità di distribuzione in funzione della dimensione delle piante, del sesto di impianto, del rischio di infestazione e dell'efficacia e del costo dispositivo.
Il sistema di lotta, 'tipicamente preventivo', esprime la massima efficacia quando sia applicato su vaste superfici, o in oliveti sufficientemente isolati, a partire dal momento in cui le olive iniziano a diventare recettive per l'ovideposizione della mosca.
Il mass trapping è stato sperimentato in Italia (Sardegna e Calabria) fin dalla seconda metà degli anni '80 (Delrio, 1989, 1995; Delrio e Lentini, 1993). In Toscana il metodo è stato applicato per la prima volta nel 1992, grazie all'iniziativa dell'AIPROL delle province di Pisa e Livorno che, per oliveti della bassa Val di Cecina, iniziò ad adottarlo, impiegando materiali della ditta greca Vioryl, nell'ambito dei programmi regionali ammessi al contributo del Reg. CE per il "Miglioramento qualitativo della produzione di olio di oliva". Da allora, l'applicazione di questa tecnica con i suddetti materiali si è andata progressivamente estendendo in Toscana e dal 1996 è stato adottato anche presso l'oliveto sperimentale dell'ARSIA in località Stiacciole (GR) (Silvestri, 1999).
Il metodo delle catture massali con dispositivi Vioryl ha generalmente fornito in questi ultimi anni risultati fitosanitari positivi, paragonabili a quelli ottenibili con interventi preventivi a base di esche proteiche avvelenate. In effetti il metodo ha permesso di ridurre i trattamenti curativi tradizionali con esteri fosforici a uno soltanto, nelle annate con forte pressione dacica, e di azzerarli del tutto, nelle annate di bassa infestazione. Tali risultati, e soprattutto le potenzialità per un loro significativo miglioramento, rendono il mass trapping di notevole interesse per gran parte dell'olivicoltura toscana e in particolare per l'"agricoltura biologica".
Le indagini della presente convenzione trovano la loro ragion d'essere nei postulati stessi della 'difesa integrata' che, nel considerare la coltura un ecosistema comunque complesso, rivendicano ai fini di una produzione sostenibile la salvaguardia dell'entomofauna utile e lo sfruttamento degli antagonismi naturali. Da tali principi discende che l'efficacia o meglio la validità di un qualsiasi metodo di lotta deve essere attentamente verificata anche alla luce delle conseguenze sulle popolazioni e sull'attività degli organismi ausiliari.
Gli effetti negativi delle trappole cromotropiche gialle, specie se impiegate in numero elevato per la cattura massale, sono già stati ampiamente evidenziati da vari Autori fra cui Neuenschwander (1982), Raspi (1982), Raspi e Malfatti (1985), Ortu e Floris (1994), Viggiani e Mondillo (1996), Viggiani et al.. (1997).

Si ritiene inveve che il mass trapping realizzato con trappole non cromotropiche abbia un impatto sull'entomofauna utile dell'oliveto relativamente modesto e assai inferiore a quello dei metodi di lotta tradizionali, basati su trattamenti ovo-larvicidi curativi o su interventi adulticidi preventivi con esche proteiche avvelenate (Petacchi e Minnocci, 1993).
Con queste prime osservazioni si è inteso fornire un contributo all'esame del problema, prendendo in considerazione il dispositivo "Eco-Trap Vioryl" e più specificatamente la selettività dei suoi fattori di attrazione.

  Conclusioni   

Il rilevamento delle catture, nel confermare i dati ottenuti nel 1998, ha messo in evidenza che sulle trappole Vioryl, oltre ovviamente alla mosca delle olive, si posa una grande quantità di insetti, molti dei quali appartengono alla schiera degli ausiliari, in quanto predatori o parassitoidi (primari o secondari) di specie fitofaghe presenti nell'agroecosistema, anche se non necessariamente associate all'olivo.
La presenza sul dispositivo 'Testimone' di un'entomofauna che, eccetto la mosca delle olive, è del tutto simile per composizione e consistenza a quella rilevata sull''Ecotrap', lascia supporre che l'impatto della maggior parte degli insetti sulla trappola Vioryl sia di tipo casuale e non dovuto ai fattori attrattivi della stessa (ammoniaca e feromone sessuale) che invece richiamano sicuramente la specie bersaglio.
Da queste prime osservazioni, che necessitano di essere integrate e approfondite anche alla luce di recenti risultati ottenuti sull'argomento sia in Italia che all'estero, emerge che sul piano dell'attrattività le trappole Vioryl appaiono sufficientemente selettive.
Tuttavia, considerato che la superficie esterna dell'Eco-Trap è trattata con deltametrina (insetticida tutt'altro che selettivo), appare importante ottimizzare, zona per zona, i periodi di esposizione in campo delle trappole, in modo da ridurre i rischi di abbattimento dell'entomofauna utile che possa sia pure casualmente posarsi su tali superfici.

Le indagini svolte nell'ambito della presente convenzione e i risultati emersi da una prima elaborazione dei dati relativi al materiale raccolto, sono stati presentati nella relazione "Conseguenze dell'applicazione del mass-trapping sull'entomofauna utile dell'oliveto", tenuta al Convegno "Metodi alternativi di lotta alla mosca delle olive", organizzato dall'ARSIA e svoltosi a Firenze il 24/03/2000.


Firenze, 28/03/2000

Il Responsabile della Ricerca
                                        Bruno Bagnoli