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Negli ultimi anni, in conseguenza anche di un'aumentata richiesta da parte del mondo della produzione, è cresciuta la ricerca di base e applicata sulle tecniche da adottare in agricoltura biologica, compreso la difesa dagli artropodi che provocano danni alle produzioni. Il mondo della ricerca da parte sua inizia a recepire l'importanza di affrontare le diverse tematiche, in agricoltura biologica, con una visione non più limitata al singolo problema o alla singola coltura, bensì al "sistema colturale" nel suo complesso. Diventa quindi fondamentale superare il limite dato dal cercare di risolvere il singolo problema (gli insetti dannosi, le piante infestanti la coltura, etc.) per mettere a disposizione del "sistema" le diverse conoscenze acquisite. Quello della difesa delle colture ne è un classico esempio. Infatti, è chiaro che vedendo solamente il rapporto tra il singolo insetto o patogeno e la pianta si perdono di vista le altre componenti che questo rapporto condizionano e che spesso vengono trascurate o comunque sottovalutate. Pertanto è al sistema che occorre rivolgersi e in questo contesto diventa fondamentale la componente "uomo" che del sistema rappresenta l'elemento decisionale. A tal riguardo sembra opportuno dire che l'esercizio dell'agricoltura pur rimanendo, anche in ambito biologico, un'attività finalizzata all'ottenimento di reddito è comunque indissolubilmente e strettamente legato alla componente ambientale e sociale. Pertanto nelle singole realtà agricole e/o nei singoli comparti produttivi queste 3 componenti (economica-sociale-ambientale) pur nella loro stretta connessione assumono valori e pesi diversi. Il mondo della ricerca, nell'ambito della difesa delle colture dagli insetti dannosi in agricoltura biologica, deve pertanto rivedere alcuni concetti e parametri utilizzati in agricoltura convenzionale come per esempio i valori di "soglia di danno" strettamente legati alla perdita potenziale di produzione, come per esempio nel caso delle mosche della frutta. Le specie importanti in Italia Le specie di mosche della frutta più importanti in Italia sono Bactrocera (=Dacus) oleae (o mosca delle olive), Ceratitis capitata (o mosca mediterranea della frutta) e Rhagoletis cerasi (o mosca delle ciliegie). In tutti e tre i casi siamo in presenza di insetti che provocano spesso forti danni sia dal punto di vista quantitativo che qualitativo e la gravità del danno è strettamente legata a fattori pedo-climatici e di tecnica di coltivazione. È risaputo che uno dei fattori che condizionano maggiormente il ciclo (numero delle generazioni annuali) e l'entità delle popolazioni delle mosche della frutta è la temperatura vista come macro e microclima. Pertanto nelle diverse regioni e nei diversi comprensori agricoli vi sono colture che sono naturalmente sottoposte a minori e maggiori rischi d'infestazione e di danno in conseguenza della difformità dell'orografia del territorio e quindi del microclima. Se prendiamo, per esempio, il caso della mosca dell'olivo in Liguria, possiamo distinguere una fascia costiera e una più interna rispettivamente a maggiore e minor rischio. Inoltre vi sono, all'interno di queste due fasce, molte situazioni microclimatiche che dipendono dall'esposizione, vicinanza dal mare e altitudine che comportano una forte variabilità della dinamica dell'infestazione di questo insetto. Gli altri fattori che possono condizionare il rischio di infestazione e il danno da mosche della frutta sono le pratiche colturali (principalmente potature, lavorazioni del terreno, concimazioni e gestione delle infestanti) che incidono sullo stato vegetativo e produttivo della coltura e di conseguenza degli insetti che la utilizzano dal punto di vista alimentare.
| Tecniche sperimentate e applicate in agricoltura biologica |
A tutt'oggi il mondo della ricerca, nella difesa delle colture dalle mosche della frutta, ha affrontato e sperimentato le diverse tecniche da impiegare in agricoltura biologica con una visione non di "sistema". In questo paragrafo verranno sinteticamente riportate le tecniche a tutt'oggi sperimentate con particolare riferimento alla mosca dell'olivo.
Utilizzo di estratti di origine vegetale. Rappresentano i primi prodotti utilizzati dall'uomo nella lotta contro gli insetti e negli ultimi anni, grazie anche alla formulazione di prodotti commerciali titolati e già provati dalle ditte produttrici, sono aumentate le prove e la sperimentazione sull'efficacia di tali formulati anche contro le mosche della frutta. Occorre comunque dire che è molto importante, nell'ipotesi di utilizzo di questi prodotti, eseguire una precisa analisi dei costi che questo comporta in quanto su alcune colture (p.e. olivo) incidono molto sul costo totale di produzione. a) Azadiractina (estratta della pianta del Neem). Questo prodotto è noto per la sua modalità d'azione nei confronti degli insetti tra cui, principalmente, a) l'inibizione della muta, b) la fagodeterrenza e/o repellenza e c) la riduzione della fecondità per esempio su Ceratitis capitata (Cristofaro, 1996; Di Ilio,1999). Tenuto conto delle caratteristiche dell'azadiractina la sperimentazione in campo applicativo, contro le mosche della frutta, a tutt'oggi, ha riguardato la possibilità di addizionarla alle esche proteiche nella lotta adulticida. Le prove condotte in Liguria dagli Autori (dati non pubblicati) contro la mosca dell'olivo non hanno dato risultati confortanti relativamente al potere abbattente e repellente sugli adulti, anche se in tale contesto rimangono sicuramente da approfondire alcuni aspetti legati all'ottimizzazione dei dosaggi da impiegare. Rimane da verificare l'opportunità di utilizzare l'azadiractina nei trattamenti a tutta chioma e verificarne l'eventuale azione larvicida, tenuto conto della dichiarata azione endoterapica. È comunque un prodotto ad elevato spettro d'attività e anche per questo necessita di essere ben sperimentato nelle applicazioni contro le mosche della frutta. b) Piretrine e piretroidi. Le piretrine, ma soprattutto i piretroidi da esse derivati sinteticamente, sono stati e vengono utilizzati nella lotta adulticida contro B.oleae, Ceratitis capitata e Rhagoletis cerasi. Questo in quanto nella lotta adulticida un elemento molto importante è la persistenza, nell'esca proteica, del prodotto ad azione insetticida utilizzato e a tal riguardo i piretrioidi (deltametrina) sono da ritenersi più sicuri. c) Rotenone. Questo prodotto viene attualmente utilizzato da alcune aziende biologiche (p.es. in Liguria e in Toscana) nel controllo della mosca dell'olivo, soprattutto con interventi larvicidi a tutta chioma, anche se esistono alcune aziende che lo stanno utilizzando in esca. Non sono state ancora effettuate prove sperimentali sull'efficacia del prodotto in confronto agli altri di origine vegetale che riteniamo sicuramente necessarie tenuto conto delle caratteristiche del rotenone tra cui l'assenza di proprietà endoterapiche e la sua estrema fotolabilità.
Feromoni con aggiunta di attrattivi alimentari e principi attivi ad azione insetticida Questi formulati possono venire utilizzati per controllare le popolazioni adulte di mosche della frutta e abbatterle dal punto di vista numerico in modo da ridurre il danno da loro provocato. In Toscana e in Liguria, a partire rispettivamente dal 1993 e dal 1998, contro la mosca dell'olivo o Bactrocera (=Dacus) oleae, vengono utilizzate le Ecotrap della ditta Vioryl (Rovesti, 1997) con risultati diversi a seconda delle zone (Silvestri, 1999; Petacchi, 2001). Attualmente la superficie trattata con questa tecnica è pari a 1.200 ha in Toscana e di 35 ha in Liguria, dove una delle esperienze più confortanti nell'applicazione del mass trapping è quella condotta dalla Cooperativa Olivicola di Arnasco (SV) che sta promuovendo e applicando le tecniche di olivicoltura biologica. Il mass trapping mostra una riduzione di efficacia verso la fine della campagna olivicola (ottobre) in quanto il dispositivo utilizzato (Ecotrap) diminuisce di efficacia e contemporaneamente le popolazioni di mosca delle olive aumentano naturalmente a partire da luglio. Pertanto nelle zone trattate è necessario, a maggior ragione, eseguire la raccolta anticipata delle olive, riducendo in questo modo la perdita di prodotto. L'efficacia di tale tecnica è inoltre legata al numero di olive presenti sulle piante: nelle annate ad alta produzione olivicola il rischio di danno è ovviamente più basso. Infine, nell'ottica dell'integrazione delle diverse tecniche, è ipotizzabile associare il mass trapping con i trattamenti a base di sali di rame, soprattutto contro la seconda generazione della mosca (settembre). Questa tecnica, comunque, deve essere applicata su ampie superfici olivate (min 5 ha come in Liguria) e necessita di un servizio di assistenza tecnica in grado di indicare le modalità e i tempi di esecuzione degli interventi.
I sali di rame (p.es. Solfato di rame - poltiglia bordolese) vengono utilizzati già da tempo da aziende biologiche soprattutto contro la mosca dell'olivo e negli ultimi anni è aumentato la sperimentazione in tale direzione (Belcari, 1999; Petacchi e Minnocci, 2000). I formulati a base di rame, utilizzati con trattamenti a tutta chioma, esercitano la loro azione sulla batteriofauna presente sulla pianta e anche su quella utilizzata, come simbionte, dalle larve della mosca, provocando la morte (azione larvicida), in percentuali variabili, di queste ultime, soprattutto delle età giovani (prima e seconda età). Questi prodotti esercitano, inoltre, un'azione sulla pianta, incidendo soprattutto nel suo modo di vegetare (indurimento dei tessuti) e questo condiziona la mosca nella scelta del sito di ovideposizione e la porta a preferire piante non trattate (effetto "repellenza"). I sali di rame sono da consigliare contro la mosca dell'olivo da soli o ad integrazione di prodotti ad azione adulticida. I migliori risultati con i sali di rame sono stati ottenuti nelle annate a medio-bassa o nelle zone olivate a medio-bassa infestazione.
Lotta biologica classica: salvaguardia e utilizzo di insetti antagonisti Anche nella difesa dalle mosche della frutta una strategia che in alcuni casi ha dato risultati importanti è quella della salvaguardia e utilizzo di insetti antagonisti. Nel primo caso si tratta semplicemente di non arrecare forte impatto all'entomofauna utile con gli interventi insetticidi eseguiti. Questo comporta un miglioramento nella salvaguardia degli equilibri tra specie che sono, tra di loro, in rapporto preda-predatore o preda-parassitoide, ma, nel caso delle mosche della frutta, non basta per mantenere basso il danno di questi fitofagi. Tale situazione si ha per esempio nel caso dei principali antagonisti indigeni della mosca dell'olivo (Eupelmus urozonus, Pnigalio mediterraneus, Eurytoma martellii) che sono presenti in tutte le regioni olivicole italiane e il loro contributo alla mortalità delle forme larvali della mosca è, spesso, interessante ma sempre insufficiente. Leggermente diverso è il discorso relativo all'Opius concolor per il quale sono tuttora in corso, con scarsi risultati, prove sperimentali d'introduzione e adattamento della specie ad areali olivicoli italiani dove non è presente. Alla pari in Sardegna viene da alcuni anni condotto, su scala territoriale, un programma di difesa dalla mosca dell'olivo basato sull'allevamento massale e lanci inondativi di O.concolor. Infine alcuni ricercatori (Prof. Raspi, comunicazione personale) ipotizzano di introdurre in Italia nuove specie di parassitoidi reperiti nei luoghi di origine della mosca dell'olivo (Africa del nord) e altri stanno sperimentando, nel caso di Rhagoletis cerasi, l'ipotesi (Regione Emilia-Romagna) di lavorare sugli antagonisti per il controllo della specie. Bacillus thuringiensis Una nuova possibilità in fatto di difesa dalla mosca dell'olivo, in agricoltura biologica, sembra poter venire da quanto ottenuto in Sardegna (Delrio, 2000: dati non pubblicati) con l'utilizzo di alcuni ceppi di B.thuringiensis allo scopo selezionati e testati. Considerazioni conclusive Risulta evidente che poco è stato ancora fatto nell'ambito della ricerca e sperimentazione rivolta ad approfondire le diverse tematiche sulla difesa delle colture dalle mosche della frutta in agricoltura biologica. In particolare pochi sono a tutt'oggi i risultati confortanti ottenuti nelle applicazioni di tecniche alternative al mezzo chimico. Ancora molto, pertanto, è lo sforzo che i ricercatori devono fare per poter giungere a proporre metodologie certe e standardizzate che dovranno poi trovare il riscontro delle diverse realtà produttive in cui verranno applicate.
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