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Nell'ambito di una convenzione fra ARSIA e Istituto Sperimentale per la Zoologia Agraria, nel biennio 1998-99, sono state condotte osservazioni preliminari sulla selettività delle trappole "Eco-Trap" messe a punto e commercializzate dalla ditta greca Vioryl per il controllo di Bactrocera oleae secondo il metodo bio-tecnologico adulticida noto come 'catture massali' o 'mass trapping'.
Le indagini sono state svolte in un appezzamento dell'oliveto sperimentale dell'ARSIA ubicato in località Stiacciole (GR) (zona pianeggiante, cv prevalenti Frantoio e Leccino), nel 1998 e 1999, e in oliveto in località La Romola (FI) (zona collinare, cv prevalenti Frantoio e Moraiolo) nel 1999.
La selettività dell'"Eco-Trap Vioryl" (sacchetto in polietilene rivestito esternamente di carta speciale trattata con deltametrina, delle dimensioni di 15x20 cm, contenente 70 grammi di bicarbonato di ammonio, e provvisto di un dispenser di feromone sessuale (1,7-dioxaspiro-5,5undecano) è stata valutata rilevando l'entomofauna catturata su una doppia striscia di plastica semirigida trasparente, collata esternamente, delle dimensioni di 5x20 cm, applicata sulla trappola (dispositivo 'Ecotrap'). Detta entomofauna è stata confrontata con quella catturata con identici dispositivi non applicati alla trappola e posizionati direttamente sulla chioma delle piante (dispositivo 'Testimone').
Nel 1998 si sono utilizzati 20 dispositivi 'Ecotrap' e 4 dispositivi 'Testimone' nel periodo fine settembre fine novembre, mentre nel 1999 in entrambi gli oliveti si sono messi a confronto 10 dispositivi di ciascun tipo per il periodo primi di agosto fine novembre. Il rilevamento delle catture ha messo in evidenza che sulle trappole Vioryl, oltre, ovviamente, alla mosca delle olive, si posa una grande quantità di insetti, molti dei quali appartengono alla schiera degli ausiliari, in quanto predatori o parassitoidi (primari o secondari) di specie fitofaghe. La percentuale delle catture di B. oleae è risultata dell'ordine del 2-4% sul totale degli insetti catturati, mentre raggiunge il 20-30% nell'ambito dei Ditteri Brachiceri. Il rapporto fra catture di mosca delle olive e catture di Imenotteri Apocriti sez. Parasitica non è andato oltre il valore di 0,05-0,1.
Sul dispositivo 'Ecotrap', presumibilmente per l'azione del feromone sessuale della trappola, il rapporto fra maschi e femmine di B. oleae è sempre risultato spostato a favore dei maschi e mediamente oltre il valore di 1,5. La presenza sul dispositivo 'Testimone' di un'entomofauna che, eccetto la mosca delle olive, è del tutto simile per composizione e consistenza a quella rilevata sull''Ecotrap', lascia supporre che l'impatto della maggior parte degli insetti sulla trappola Vioryl sia di tipo casuale e non dovuto ai fattori attrattivi della stessa (ammoniaca e feromone sessuale) che invece richiamano sicuramente la specie bersaglio.
| METODI ALTERNATIVI DI LOTTA ALLA MOSCA OLEARIA |
Dott. Ugo Cirio
ENEA
Il controllo chimico dei parassiti.
Attualmente in Italia i principi attivi (p.a.) ammessi in olivicoltura sono 55 di cui: 27 insetticidi/acaricidi/nematocidi, 5 fungicidi, 16 diserbanti, 7 altri. Un numero considerevolmente inferiore rispetto a quello consentito per altri sistemi agricoli come l'agrumeto, il meleto, o certe colture orticole. Per il controllo degli insetti comunemente si impiegano fitofarmaci di tipo sistemico o citotropico (organofosforici, carbammati, piretroidi) che agiscono, prevalentemente, per ingestione e contatto e contro gli stadi giovanili del fitofago; per la lotta ai parassiti vegetali prevalgono i composti a base di rame, mentre per il controllo delle malerbe scarsamente utilizzati, almeno in Italia e Grecia, risultano essere invece i diserbanti.
Generalmente per la difesa fitosanitaria dell'oliveto il numero medio di trattamenti per anno può oscillare da 2 a 10 a seconda delle situazioni ambientali e tipo di produzione perseguita (di largo consumo, "ecologica", biologica). Comunque si può osservare che il consumo complessivo di questi prodotti tossici é molto contenuto sia per la maggiore semplicità dell'agroecosistema oliveto (minor numero di parassiti presenti, maggior tolleranza al danno) che per la diffusione di un approccio di controllo guidato o integrato. In questo caso l'agricoltore non tende più ad utilizzarli a calendario ma secondo valutazioni di ordine economico (soglie di tolleranza, soglie economiche di danno) ed ecologico (presenza dell'insetto in campo, densità di popolazione).
Fitofarmaci ed ambiente.
Numerosi sono gli approcci metodologici di valutazione dell'impatto ambientale relativi ai fitofarmaci, molti dei quali basati su modelli matematici più o meno complessi, altri su semplici indici di dose-risposta. È sorprendente rilevare che generalmente meno dell'1% del pesticida impiegato raggiunge la specie dannosa verso cui é indirizzato, il rimanente del prodotto si disperde nell'ambiente (PIMENTEL, 1983).
Tuttavia, essendo vastissima la bibliografia che si occupa degli effetti dei fitofarmaci sull'ambiente, qui si pone l'attenzione solo su quanto é stato trovato in letteratura nei riguardi del loro impatto nel sistema agricolo oliveto.
| Rischi sulla salute umana. |
Le ricerche su questo aspetto si sono focalizzate sui rischi acuti e cronici degli fitofarmaci, con particolare attenzione verso i pesticidi. In Italia la valutazione dei rischi acuti, basata su parametri di effettiva tossicità acuta, consente di raggruppare gli antiparassitari in diverse classi di tossicità. Secondo questo criterio i diversi principi attivi utilizzati in olivicoltura appartengono alla prima classe di tossicità.
Per valutare il pericolo (concetto che non implica necessariamente il manifestarsi di un effetto dannoso misurabile) o l'eventuale rischio (definibile come numero che esprime la probabilità che un determinato effetto dannosi si manifesti) associato all'uso di diverse sostanze chimiche occorre conoscere le caratteristiche dell'esposizione a queste, da parte di uno o più organismi biologici. Pertanto, in tossicologia ambientale, la valutazione dell'esposizione risulta di fondamentale importanza, sebbene quanto mai difficile da effettuare. Ulteriori ricerche riguardano le relazioni che esistono tra proprietà intrinseche della sostanza (solubilità in acqua, tensione di vapore, solubilità in n-ottanolo,ecc.) e il loro muoversi nell'ambiente.
Per quanto riguarda la valutazione quantitativa di rischi cronici, uno degli indici più considerato é quello di rischio di cancerogenicità (gli altri si riferiscono alla potenzialità teratogena e mutagena). A tal fine enti internazionali quali l'EPA (Environmental Protection Agengy) e lo IARC (International Agency for Research on Cancer) hanno emesso pareri sulla potenzialità cancerogena di un centinaio di principi attivi basandosi sui risultati di esperimenti effettuati sugli animali e su dati epidemiologici.
Anche in Italia un analogo lavoro é eseguito dalla CCTN (Commissione Consultiva Tossicologica Nazionale) e dall'ISS (Istituto Superiore di Sanità) che oltre ad esprimere pareri sulla potenzialità cancerogena, considera anche la potenza mutagena e teratogena della sostanza.
Riferendoci ai 26 principi attivi finora studiati che interessano l'olivicoltura, solo uno di questi viene incluso dall'EPA (Environmental Protection Agency) nella classe B2 (il Metam sodio), mentre la maggioranza di essi risiede nella classe C ed i rimanenti nella classe D ed E. Si ricorda che nella classe A sono comprese le sostanze che sono cancerogene per l'uomo, nella B quelle che dovrebbero essere considerate cancerogene, nella C quelle da considerarsi con sospetto e per le quali non sono disponibili ancora dati per una valutazione completa, nella D le sostanze non valutabili in modo adeguato, ed infine nella E quelle senza eccessi tumorali e studiate con esperimenti adeguati su almeno due specie animali. Qualora si debba valutare l'impatto ambientale (VIA) dei fitofarmaci si devono considerare diversi indici, quali la natura chimica del composto, la classe di tossicità, la dose di impiego, la persistenza, il numero dei trattamenti, le caratteristiche di cancerogenicità. TRIOLO e STOLFI (in stampa) in un recente lavoro sulle metodologie VIA applicate in agricoltura, che includono anche l'olivicoltura, esprimono con un giudizio di valutazione numerico variabile da 1 a 5, l'indice d'impatto ambientale di alcune tecniche agricole.
Tuttavia gli stessi autori sottolineano che la valutazione degli effetti ambientali dei fertilizzanti é più difficile da definire rispetto ai fitofarmaci, in relazione alle loro caratteristiche chimiche, dose d'impiego e soprattutto alla natura del sistema acquatico o terrestre interessato.
Scarse sono le ricerche che riguardano l'impatto degli fitofarmaci sulla biocenosi dell'olivo. Mancano principalmente studi che cercano di definire gli effetti quantitativi e qualitativi di queste sostanze nel lungo periodo. L'importanza di avviare ricerche sull'argomento nasce dalla ricchezza e complessità della biocenosi che interessa questa pianta, anche se numerosissimi lavori scientifici forniscono un'ampia documentazione circa gli effetti negativi che presentano queste sostanze verso la biocenosi. In tale contesto organizzazioni internazionali quali l'OILB (Organizzazione Internazionale di Lotta Biologica), da diversi anni ha creato un gruppo di lavoro per valutare la tossicità dei diversi pesticidi verso l'artropodofauna utile (HASSAN et al., 1988).
Il grado di impatto dei fitofarmaci dipende da diverse variabili sia intrinseche del prodotto (caratteristiche chimiche) che estrinseche legate all'ambiente (andamento climatico, tipo di terreno, pratiche agricole, ecc). Per quanto riguarda l'effetto negativo causato dagli insetticidi sulla artropodofauna dell'olivo questo é da tempo noto (HEIM, 1984). Recenti sperimentazione su questo aspetto (CIRIO ed al., dati non pubblicati) hanno evidenziato che i trattamenti chimici con dimetoato non solo riducono fortemente il numero di individui delle 12 taxa di artropodi studiate ma che il loro effetto negativo persiste per oltre un mese dal trattamento.
E' stato osservato che l'impiego ripetuto del dimetoato per il controllo della Mosca delle olive favorisce gli attacchi della Saissetia oleae, mentre l'uso delle esche proteiche avvelenate in alcuni territori olivicoli della Grecia ha causato preoccupanti infestazioni di Aspidiotus nerii (ALEXANDRAKIS ed al., 1979).
Anche l'impiego di sostanze chimiche "regolatrici di crescita" contro la Cocciniglia e la Tignola, quali il fenoxycarb estremamente efficace anche a dosi di 10-15 g/hl, é causa di gravi effetti collaterali sull'ambiente ed in particolare sugli insetti utili quali Neurotteri, Coccinellidi, ecc. (VIGGIANI, comunicazione personale).
Un problema che meriterebbe d'essere approfondito è quello della resistenza della Mosca ai trattamenti fitofarmaci, come, ad esempio ai piretroidi legati all'impiego estensivo delle trappole in quanto diversi fenomeni di resistenza sono osservati in alcune specie di insetti (SI HYEOCK et. al., 1999)
L'impatto degli erbicidi sulla biocenosi dell'oliveto é molto vario in relazione alle loro caratteristiche chimiche, modalità di utilizzazione, alle tecniche di coltivazione e tipo di terreno. In olivicoltura attualmente in Spagna sono autorizzati 25 erbicidi (comprese le miscele di più sostanze) ed in Italia 16.
PASTOR (1990), segnala diversi effetti negativi causati dagli erbicidi, tra cui: a) fitotossicità alla pianta di olivo con atrazina, diclobenil e clortiamida; b)alterazione della flora spontanea, aumento di specie resistenti (finora segnalate almeno 30 specie annuali e 25 perenni), invasione di nuove specie, con impiego di simazina e diuron; c) aumento indiretto dei roditori causa l'associazione erbicida/non lavorazione del suolo. La semplificazione della comunità biotica dell'oliveto, causata dalla eliminazione delle erbe infestanti presenti, diminuisce i meccanismi di autodifesa dell'olivo verso i suoi fitofagi. Infatti su alcune specie di piante selvatiche possono trovare rifugio, alimentazione e riproduzione diversi antagonismi utili. Ad esempio le piante nettarifere, quali la Phacelia spp., aumentano la fecondità di Neurotteri attivi predatori degli stadi giovanili di Prays e Saissetia, mentre sulla Inula viscosa l'Eupelmus urozonus, attivo nemico naturale di Bactrocera oleae, può riprodursi e svernare a spese del fitofago galligeno Myopites stylata (DELANOUE ed al, 1965).
a) Pianta. Recenti ricerche sulla presenza di residui tossici sulla pianta di alcuni insetticidi utilizzati in olivicoltura sono state effettuate da MONTIEL e SANCHES (1994) nell'ambito del progetto ECLAIR 209 della CE. E' stato trovato che il diazinon é principio attivo più persistente sulla pianta (RL50 48 giorni), seguiti dal fenitrothion (RL50 32 giorni) e malathion (RL50 31 giorni), con una maggiore persistenza del primo nel periodo autunnale e degli altri due nei mesi primavera/estate; comunque in caso di pioggia tutti i tre pesticidi vengono rimossi.
Il Dimethoate, distribuito con trattamenti aerei convenzionali per il controllo della Mosca delle olive, può presentare un residuo sulla pianta sopra 1-2 ppm anche dopo 40 giorni, ciò consente il controllo del fitofago durante tutto questo periodo.
Le ricerche di ROMERA ed al. (1989; 1990a, 1990b) sugli erbicidi hanno dimostrato che alcuni processi biochimici dell'olivo, trattato con ametryne, diuron, ioxynil, metribuzin e simazine, vengono significativamente alterati, causando una diminuzione dell'attività fotosintetica, la riduzione della produzione dell'acido linoleico, l'aumento del rapporto acidi saturi/insaturi, la diminuzione dei carboidrati e dell'acido malico.
b) Suolo e acqua. MONTIEL e SANCHES (1994) e SANCHES e MONTIEL (1994)
studiando la persistenza di alcuni insetticidi ed erbicidi nell'oliveto pongono in evidenza che circa il 70% di diazinon, fenitrothion e malathion scompare dal suolo dopo circa 7 giorni dal trattamento; l'erbicida simazina invece ha un comportamento molto diverso rimanendo, anche dopo diversi mesi, altamente concentrata nei primi 15 cm del terreno e diffondendosi, con l'erodibilità del suolo, in aree non trattate. Ciò é spiegabile considerando la scarsa solubilità della sostanza in acqua e la sua propensione a legarsi con la parte colloidale del terreno.
c) Frutto e olio. SANCHES e MONTIEL (1994) hanno riscontrato tracce di simazina nei frutti caduti a terra ma assenza di residui nell'olio. Per quanto riguarda il residuo di altri pesticidi, é stato osservato che tracce di fenthion nell'olio sono all'incirca 4 volte superiori rispetto a quelli che si trovano nelle drupe; inoltre a causa della sua natura chimica questo pesticida si trova frequentemente negli oli (CONTI ed al., 1994). Il dimethoate invece non lascia nessun residuo se impiegato correttamente (LEANDRI ed al., 1993; MONTIEL ed al., 1994).
La politica agricola comunitaria, l'interesse crescente verso l'ecotossicologia ed i vincoli ambientali pongono in primo piano l'aspetto dell'impiego delle sostanze chimiche in agricoltura. L'oliveto, dal punto di vista della difesa fitosanitaria, é da ritenersi comunque un sistema agricolo semplice per le sue caratteristiche di: stabilità nell'ambiente, indirizzo produttivo, modesto numero di parassiti realmente dannosi, tolleranza verso i loro danni, ricchezza dell'artropodofauna utile.
Pertanto in questo agroecosistema, di per sé già a basso consumo di fitofarmaci, si dovrebbe favorire lo sviluppo di tecnologie di difesa ecologicamente compatibili per ridurre ulteriormente l'impiego dei fitofarmaci, come é stato dimostrato con i programmi territoriali di lotta integrata applicati in Spagna, Grecia ed Italia.
Per quanto riguarda l'aspetto tossicologico si deve affermare che i fitofarmaci organofosforici, quali il Dimetoato, il Fenitrotion, il Fention, il Malation, il Paration, il Tricolform, sono sì molto tossici ma non evidenziano ancora certezza di mutagenicità, probabilmente perché sono velocemente metabolizzati; i composti organoclorurati invece essendo più stabili e persistenti nell'ambiente sono considerati più mutageni rispetto ai primi; per quanto riguarda i piretroidi essi hanno mostrato una forte attività nelle cellule vegetali con fenomenidi rottura cromosomiche (VITAGLIANO et. al., 1993).
Nel processo agricolo l'impiego dei fitofarmaci è da valutare attentamente, ma oggi é tutta l'attività agricola che viene ridiscussa con l'emergente nozione di ambiente, che é relativa all'uomo ed alla società umana, ed in cui la conoscenza dell'ecosistema acquista un valore "chiave" (PAVE', 1993). Infatti la moderna agricoltura, sempre più dipendente dalla tecnologia, modificando l'ambiente naturale (i sistemi agricoli) ha evoluto una complessa interazione con la componente socio-economica. Gli agroecosistemi pertanto, oltre a perseguire la produzione di alimenti, svolgono funzioni di mantenimento della diversità biologica, di protezione del territorio e del paesaggio, di salvaguardia delle componenti storico/culturali.
Tuttavia nell'ambito di una politica di sviluppo sostenibile il rapporto tra agricoltura ed ambiente rimane ancora difficile finché l'integrazione tra obiettivi ecologici, economici e sociali non trovi un approccio soddisfacente.
Riassunto.
La coltivazione dell'olivo, come di altre colture agrarie, pone diverse problematiche ambientali tra cui quella rilevante legata all'impiego dei fitofarmaci. L'impatto di queste sostanze di sintesi sull'ambiente viene qui considerato dal punto di vista del rischio sulla salute umana, dell'effetto sulla biocenosi e dei residui tossici che possono interessare la pianta, il suolo, l'acqua, il frutto e l'olio prodotto.
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Da queste prime osservazioni, che necessitano di essere integrate e approfondite anche alla luce di recenti risultati ottenuti sull'argomento sia in Italia che all'estero, emerge che sul piano dell'attrattività le trappole Vioryl appaiono sufficientemente selettive. Tuttavia, considerato che la superficie esterna dell'Eco-Trap è trattata con deltametrina (insetticida tutt'altro che selettivo), appare importante ottimizzare, zona per zona, i periodi di esposizione in campo delle trappole, inmodo da ridurre i rischi di abbattimento dell'entomofauna utile che possa sia pure casualmente posarsi su tali superfici.
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