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Gli Autori analizzano la bio-ecologia di Bactroce oleae (Gmel.) in Liguria In base alla bibliografia esistente e ai datti sulla dinamica dell'infestazione, cosi come rilevati in campo, nell'ambito del progetto di "Miglioramento della qualità dell'olio di oliva" su un numero elevato (100) di aziende olivicole. Questa banca dati viene utilizzata per estrarre conoscenza e conseguentemente vengono tratte e riportate regole e indicazioni che i tecnici possono adottare nell'ambito del programmi di difesa dalla mosca delle olive. Gli Autori esaminano le diverse strategie di difesa, attualmente adottate contro il Tefritide e approfondiscono, le problematiche relative all'impiego della tecnica del mass trapping, illustrando i primi risultati sperimentali ottenuti nelle diverse provincie della Liguria. Scuola Superiore di Studi Universitari e di Perfezionamento, "S.Anna", - Pisa Settore di Agraria - Sezione di Entomologia Agraria. Lavoro svolto con il contributo della Regione Liguria nell'ambito del programma di "Miglioramento della qualità dell'olio" ai sensi del Reg. CEE 528199.111 (IA= infestazione attiva ovvero la somma di uova e larve di prima e seconda età vive; ID= infestazione dannosa, la somma di larve di terza età, pupe e fori di uscita). In Liguria l'olivo rappresenta, dal punto di vista socio-economico e ambientale, una coltura molto rilevante e, con circa 8.000 ha, ne caratterizza il paesaggio (Regione Liguria, 2000). La coltura è presente su larghe fasce di territorio e dunque è importante ridurre l'impatto provocato nell'agroecosistema oliveto dall'utilizzo dei presidi sanitari, tra cui gli insetticidi. Diventa perciò di fondamentale importanza conoscere i diversi aspetti connessi alla bio-ecologia dei fitofagi infeudati alla coltura per individuare le migliori strategie di intervento. In questo lavoro verranno descritte la dinamica dell'infestazione di Bactrocera (=Dacus) oleae (Gmelin) in Liguria e le diverse strategie di difesa consigliabili per lo stesso territorio. Verranno inoltre analizzati e discussi i primi risultati di una prova di mass trapping condotta nelle province di Imperia, Savona e Genova e le problematiche connesse all'adozione di tale tecnica in queste realtà olivicole. Bactrocera oleae: dinamica dell'infestazione in Liguria. Le prime ricerche sulla dinamica dell'infestazione di B. oleae in Liguria sono state condotte, in provincia di Imperia, all'inizio di questo secolo (Paoli, 1924). Successivamente, ma solo in epoca più recente, sono proseguite in alcune località della Val di Taggia e della valle Impero (Delrio e Cavalloro, 1977) per essere poi ampliate, nel quinquennio 1989-93, al Dianese (Crovetti et al., 1992) e al Levante (Petacchi, 1989). Esse hanno evidenziato, innanzitutto, che l'insetto chiave è B. oleae (Gmel.) o mosca dell'olivo la cui presenza e attività è favorita dal clima caldo-temperato di cui gode questa regione soprattutto nella zona costiera, anche se esistono differenze, in alcuni casi piuttosto marcate, a seconda dell'altitudine, dell'esposizione e della vicinanza al mare. La mosca dell'olivo in Liguria, presenta mediamente tre generazioni annue a partire da luglio e in alcuni casi, soprattutto nella aree del ponente ligure, dove le drupe vengono raccolte in epoca tardiva (marzo-aprile), si ha anche una quarta generazione che si completa entro la fine di marzo (Crovetti et al., 1992). ![]() Fig. 1 Rappresentazione grafica delle aziende monitorate (indicatore bianco) nell'ambito del progetto Regione Liguria di "Miglioramento della qualità dell"olio" negli anni dal 1992 al 1998. Elaborazione eseguita uttilzzando un Sistema Informativo Geografico. I dati relativi alla dinamica dell'infestazione del B. oleae in Liguria rilevati in campo, dal 1992 al 1998, dai tecnici, nell'ambito del programma di "Miglioramento della qualità dell'olio" (Fig. 1), su circa 100 aziende/anno, permettono di effettuare alcune considerazioni sull'andamento delle generazioni. La prima, mediamente, inizia ad infestare le olive in un periodo compreso tra la fine della prima decade di luglio e la prima decade di agosto. La seconda generazione inizia in un'epoca compresa tra il 19 agosto e il 23 settembre (l'inizio della terza decade di agosto e la fine della seconda decade di settembre), e la terza presenta il picco di massima infestazione tra il 7 di ottobre e il 4 novembre. Le prime ovideposizioni della quarta generazione si possono rinvenire tra la fine di ottobre e i primi di novembre, mentre la fine delle ovodeposizioni, tenuto conto dell'andamento trentennale delle temperature, si verifica intorno alla 49° settimana, (Fig.2) ovvero al raggiungimento in campo del limite termico inferiore per le ovideposizioni, che è pari a 14,0 °C (Neuenschwander et al., 1986).In alcune aree olivate del Ponente ligure, l'insetto è presente, pressochè con continuità, durante tutto l'anno, (Delrio e Cavalloro, 1977) e questo fa si che si possa parlare di aree, pandaciche, cosi come rilevato, nella stessa regione, in alcuni biotopi del Levante (Petacchi, 1989). Lo svernamento della specie avviene sia come adulto che come pupa nel terreno, inoltre si possono trovare larve all'interno delle drupe ancora sulla pianta nei primi mesi dell'anno successivo (gennaio, febbraio). Questo avviene dove, dopo le ovideposizioni delle femmine della terza generazione, la media delle temperature massime non scende mai al di sotto dello zero di sviluppo del B. oleae, compreso tra 9,0 °C e 10,0 °C (Crovetti et al., 1982). Questa condizione, in Liguria, si verifica molto spesso, soprattutto nelle aree olivate costiere. Fig.2 - Grafico rappresentante l'andamento delle medie climatiche settimanale (anni dal 1960 al 1990) riferite alle temperature massimo e minimo giornaliere. L'analisi è riferita al periodo autunno-invernale per la verifica delle epoche di superamento sia della soglia termica (14°C) per le ovideposizioni delle femmine della 4° generazione come pure dello zero di sviluppo larvale (10°C). (Fonte dati climatici: Centro di Agrometereologia Applicata della Regione Liguria di Sarzana). Pochi sono i dati disponibili sulla dinamica delle popolazioni della mosca dell'olivo, in Liguria, durante il periodo invernale-primaverile (gennaio-giugno) (Delrio e Cavalloro, 1977; Crovetti et al., 1992). E' ipotizzabile che la mosca dell'olivo possa passare l'inverno sia come pupa nel terreno come pure come larva all'interno delle drupe ancora presenti sulle piante coltivate o nell'incolto produttivo. In entrambi i casi, in primavera, una volta soddisfatto il fabbisogno in temperatura delle pupe nel terreno (espresso in gradi-giorno), o completato il ciclo trofico all'intemo dell'oliva, la specie raggiunge lo stadio adulto. Un'indagine sulla dinamica di popolazione di B. oleae, condotta in un'oliveto del ponente ligure (Diano Calderina - INI), nel biennio 1990-91 (Crovetti et al., 1992), ha messo in evidenza un periodo di voli che va dai primi giorni di febbraio alla prima decade di maggio cos! come accertato in altre realtà olivicole (Neuenschwander et al., 1986). In marzo-aprile si hanno gli accoppiamenti cosi come dimostrato da studi condotti da Raspi et al. (1997). Tale sperimentazione ha evidenziato che in epoca con fotoperiodo corto [12:12 (L:D)] la percentuale di femmine di B.oleae con uova mature arriva fino al 38% sul totale di quelle catturate. Gli adulti sfarfallati in primavera che sopravvivono, danno poi origine, in luglio, all'infestazione a carico delle drupe. In merito allo svernamento e alla diapausa riproduttiva ("periodo bianco") della mosca dell'olivo in Liguria vi sono alcuni aspetti ancora poco noti che riteniamo interessanti da indagare. In particolare meriterebbe un approfondimento la definizione dell'entità della popolazione sfarfallata in primavera che sopravvive e che dà poi origine all'infestazione a partire dall'epoca di indurimento del nocciolo. Le ricerche a tutt'oggi condotte hanno evidenziato che anche in Liguria tra le diverse strategie di lotta contro la mosca dell'olivo, risultano validi sia il metodo adulticida che quello larvicida. (Crovetti et al.,1992; Quaglia e Petacchi, 1992; Petacchi, 1994). La scelta di quale metodo, adottare, deve essere fatta tenendo conto sia delle caratteristiche pedoclimatiche come pure di quelle socio-economiche del territorio in esame. Per quanto riguarda questo secondo aspetto occorre considerare l'estremo frazionamento della proprietà, con superfici aziendali olivate che difficilmente superano l'ettaro (Fig.3), e la forma di conduzione aziendale caratterizzata da un part-time più o meno specializzato. In tale contesto ci sembra opportuno evidenziare che qualsiasi strategia di difesa venga adottata, necessita di un efficace servizio di assistenza tecnica per il monitoraggio della dinamica dell'infestazione secondo le metodologie già sperimentate in Liguria (Petacchi, 1989; Crovetti et al., 1992; Quaglia e Petacchi, 1992), e per il supporto alla decisione che l'olivicoltore deve prendere sul trattamento da effettuare.Fig.3 - Rappresentazione cartografica eseguita utilizzando un Sistema Informativo Geografico che evidenzia, per tutta la Liguria, su base comunale, la superficie media olivata distinta in classi d'ampiezza (Fonte: ISTAT, censimento generale agricoltura, 1991). Per quanto riguarda più in partico are le tecniche di difesa antidacica, il metodo larvicida è stato sperimentato e adottato in Liguria, soprattutto utilizzando il p.a. dimetoato e come soglia pratica d'intervento il valore del 15% di infestazione attiva, già utilizzato in altre realtà olivicole (Delrio,1993). Questo metodo può essere consigliato anche alla singola azienda indipendentemente dalla sua dimensione e permette, utilizzando i valori soglia di intervenire ad infestazione in atto. Inoltre la tecnica larvicida, spesso, consente di evitare il trattamento contro la prima generazione di B.oleae (luglio-agosto) poiché le elevate temperature estive, provocando un'elevata mortalità dei giovani stadi larvali. mantengono l'infestazione: attiva al di sotto della soglia d'intervento del 15,0%. Il metodo adulticida, anche in Liguria, è stato sperimentato utilizzando soprattutto i p.a. dimetoato e deltametrina. Esso richiede innanzitutto la tempestività nell'esecuzione dei trattamenti che devono essere effettuati tenendo conto delle epoche di presenza degli adulti di B. oleae. A tale riguardo i ricercatori, pur tenuto conto della nota difficoltà nel correlare l'entità delle catture con l'infestazione, consigliano di utilizzare la soglia di intervento di 3/fenimine/trappola/settimana (catture medie) (Delrio, 1993). Nell'ambito del progetto Regione Liguria di "Miglioramento della Qualita dell'olio di oliva", la Sez. di Entomologia della Scuola Superiore S. Anna ha affrontato la problematica relativa alla validità delle soglie d'intervento da utilizzare nel trattamento adulticida, per poter dare indicazioni al tecnici che operano in Liguria. Pertanto è stata effettuata un'analisi sui dati dei voli delle femmine catturate settimanalmente, con cartelle cromotropiche, dai tecnici regionali su un numero rappresentativo di aziende (n.50) monitorate negli anni dal 1992 al 1998. Sui dati è stato effettuato il test del X 2 (chi quadrato) (Scossiroli, Palenzona, 1971) per dimostrare la presenza di differenze significative tra le classi di frequenza dell'infestazione attiva nella settimana successiva a quella del superamento della soglia di 3/femmIne/trappola/settimana. confrontate con la distribuzione delle frequenze in caso di non superamento della soglia. Il chi quadro ottenuto (Fig.4) calcolando lo scostamento tra frequenza ottenuta e frequenza attesa (pari alla frequenza totale di tutte lemisurazione effettuate) risulta pari a 18.55 contro il valore di 25.6 necessario per rifiutare l'ipotesi di equivalenza (per 17 gdl e livello di errore del 95%)..Quanto sopra ci fa ritenere poco opportuno, per il trattamento adulticida, in Liguria, l'utilizzo di "indici soglia" basati sull'entità delle catture. L'analisi dei dati e le conoscenze ecoetologiche della mosca dell'olivo suggeriscono, invece, l'utilizzo di diversi elementi di valutazione (Tab.1) a seconda che si tratti della prima o della seconda generazione del dittero. Contro la prima generazione proponiamo di tener conto dei fattori abiotici di limitazione delle popolazioni quali le elevate temperature soprattutto se associate a bassa umidità relativa. Queste condizioni, infatti, abbassano il potenziale biotico del B. oleae e in particolare l'attività degli adulti, la fertilità delle femmine (Neuenschwander et al., 1986) e aumentano la mortalità a carico delle giovani larve, come rilevato anche in Liguria (Petacchi, 1989). Fig.4 - Grafico rappresentante il rapporto tra il valore soglia di 3 femmine/trappola/settimana (catture medie) e l'infestazione attiva rilevata nella settimana successiva. Il grafico è stato ottenuto confrontando su un totale di n. 44 cicli stagionali di B. oleae (pari a circa 800 rilievi settimanali) le classi di frequenza dell'infestazione attiva nella settimana successiva riferita nei due casi in cui si è superati o meno la soglia. Il dato riferito all'andamento delle catture diventa invece nuovamente uno degli elementi da considerare nel caso degli interventi adulticidi contro la seconda generazione della mosca dell'olivo che è la più pericolosa e quindi va prevenuta. L'utilizo dei succitati elementi di valutazione come "indici soglia" per il trattamento adulticida, può portare, in alcuni casi, a ridurre almeno di un'unità gli interventi, relativamente a quello diretto contro la prima generazlone del daco.
Il mass trapping è una tecnica adulticida che mira a prevenire il danno causato dalla mosca dell'olivo controllandone e contenendone le popolazioni adulte. Questa tecnica, che deve essere applicata tenendo conto delle diverse problematiche che essa comporta (Delrio,1993), è già stata utilizzata sia in Italia (Delrio e Lentini, 1993; lannotta et al., 1993) che in altri paesi del bacino del mediterraneo (Broumas et al. 1984; Broumas e Haniotakis, 1986; Broumas et al. 1990; Haniotakis, 1984; Haniotakis et al.. 1986a,b e 1991; Zervas, 1984). I diversi ricercatori concordano sul fatto che la tecnica del mass trapping fornisce i migliori risultati nelle annate e/o nelle aree a medio-bassa infestazione e che comunque deve essere applicata su superfici olivate di notevoli dimensioni. Tenuto conto del fatto che, anche grazie ai nuovi formulati commerciali resi disponibili dal mercato e consentiti in olivicoltura biologica, il mass trapping può rappresentare uno strumento in più da utilizzare nel controllo del B. oleae con tecniche a basso impatto, nel presente lavoro sono state affrontate, le problematiche che la tecnica comporta in alcune aree olivate della Liguria, allo scopo di verificare fino a che punto essa si adatta a tali realtà agricole.
In questo paragrafo verranno brevemente presi in rassegna i principali risultati delle prove eseguite nei due anni, confrontando l'andamento delle catture e dell'infestazione nelle zone sperimentali con quelli di oliveti limltrofi situati nelle solite condizioni pedoclimatiche, ma condotti con tecnica di difesa antidacica di tipo larvicida e monitorati nell'ambito del programma Regione Liguria di "Miglioramento della qualità dell'olio di oliva". a) Comune di Camporosso a. 1) Anno 1998 Il primo intervento di mass trapping è stato eseguito posizionando le EcoTrap nella settimana dal 13/8 al 2Q/8 (Fig.7), mentre il secondo e ultimo intervento nella settimana dall'8 al 15 settembre. In questa zona l'infestazione totale (IA + ID) [1]a carico delle drupe compare il 21/7, cioè nella settimana successiva all'inizio dei voli della prima generazione della mosca ma rimane al di sotto del 10%. Questo avviene anche nella seconda generazione con picchi del 3,5% e 3% rispettivamente il 10 e il 24 di agosto. La terza generazlone di B. oleae, a partire dall'inizio della terza decade di settembre, è quella che ha arrecato maggior danno raggiungendo 1'8% di infestazione totale alla fine di ottobre, momento in cui è iniziata la raccolta.Fig. 7 - Grafico con l'andamento percentuale dell'infestazione di Bactrocera oleae, distinta in attiva (IA) e dannosa (ID) nonché della mortalità a carico delle larve nell'area mass trapping di Camporosso durante il 1998. Nel grafico vengono rappresentate graficamente le epoche di posizionamento delle Eco Trap. Per valutare l'efficacia dell'intervento di mass trapping è stato eseguito un confronto tra i risultati ottenuti nell'area trattata con questa tecnica e quelli di 2 oliveti limitrofi ad essa (distanti circa 200 metri), non trattati e nelle stesse condizioni pedoclimatiche. A tale scopo è stato eseguita l'analisi della percentuale di infestazione totale a carico delle drupe con un campionamento "massale" di olive eseguito il 28/10, in prossimità dell'inizio della raccolta. Il dato ottenuto ha evidenziato, nelle due sub-aree in cui è stato eseguito l'intervento di mass trapping, una percentuale media di infestazione totale inferiore (7,2 %) rispetto ai due oliveti non trattati dove è stata rispettivamente del 12.8% contro 23,2%. a.1) Anno 1999 I due interventi di mass trapping, eseguiti rispettivamente alla fine di luglio e di agosto, rispettivamente sulla prima e seconda generazione della mosca, hanno contribuito a mantenere bassa l'infestazione a carico delle drupe fino all'inizio del mese di ottobre (Fig. 8a). Da questo momento in poi si è verificato un incremento dell'infestazione stessa che comunque si è sempre mantenuta al di sotto del 30,0 %. Le due aziende di confronto, anche se caratterizzate da un diverso andamento della dinamica dell'infestazione (Fig. 8b e c), si sono caratterizzate per un forte attacco di mosca al punto da rendersi necessari 2 interventi larvicidi in ciascun caso. ![]() Fig.8 - Camporosso 1999: grafico con l'andamento dell'infestazione attiva (IA) dannosa (ID) e della mortalità nell'area olivata trattata col mass trapping (a) confrontata con quella rilevata in due oliveti esterni (b) e (c) all'area nelle solite condizioni pedoclimatiche e di coltivazione dell'olivo. Le epoche degli interventi sono rappresentate nei grafici con indicatori e frecce. b) Comune di Arnasco - anno 1999 In quest'area olivata il trattamento antidacico eseguito con la tecnica del mass trapping ha mostrato una buona efficacia nel contenimento delle popolazioni di B. oleae e dell'infestazione totale (somma dell'IA e ID) che si è mantenuta bassa (<5,0%) fino alla metà di ottobre (Fig. 9a), per poi mostrare un incremento pressochè costante fino all'inizio della raccolta delle olive (metà novembre) momento in cui raggiunge un valore pari al 13,0%. Nell'oliveto di confronto (Fig. 9b), esterno all'area mass trapping, condotto con il metodo larvicida e utilizzando la soglia economica di intervento del 15.0% di infestazione attiva, sono stati eseguiti 2 interventi larvicidi e alla raccolta si era in presenza di infestazione totale (attiva e dannosa) pari al 15,0%. ![]() Fig.9 - Arnasco 1999: grafico con l'andamento dell'infestazione attiva (IA) dannosa (ID) e della mortalità nell'area olivata trattata col mass trapping (d). A destra è possibile leggere il dato dell'infestazione rilevato in un oliveto di confronto (e), condotto con tecniche di difesa tradizionali (larvicida) e nelle solite condizioni pedoclimatiche e di coltivazione dell'olivo. Le epoche degli interventi sono rappresentate nei grafici con indicatori e frecce. c) Comuni di Moneglia e Sori - anno 1999 In entrambe le aree olivate i risultati dell'applicazione del mass trapping hanno dato un esito meno confortante rispetto a quelle analizzate precedentemente. Infatti, mentre tale tecnica si è dimostrata efficace contro le popolazioni di mosca che hanno infestato gli oliveti fino a metà settembre, da li in poi l'infestazione totale è cresciuta gradualmente per arrivare rispettivamente a valori del 50,0% e 40,0% a Moneglia e Sori (Fig. 10 a e b). D'altronde l'area dove è stata condotta la prova, nel 1999, si è caratterizzata per un'alta infestazione cosi come messo in evidenza nell'azienda di confronto (Fig. 10c) dove, nonostante l'esecuzione di tre interventi larvicidi, alla raccolta si era in presenza di un'infestazione totale pari a circa il 30,0%.
A conclusione di quanto visto sopra vi sono alcuni aspetti relativi all'applicazione della tecnica del mass trapping in Liguria meritevoli di essere presi in considerazione. Principali problematiche riscontrate Il primo problema che ci si trova ad affrontare nel momento in cui si esegue l'applicazione del mass trapping è la sua gestione sul territorio a partire dall'individuazione delle aree olivate in cui intervenire. Infatti la notevole frammentazione delle proprietà ha comportato una forte disomogeneità degli oliveti anche per quanto riguarda le tecniche di coltivazione adottate. Infine non bisogna sottovalutare che l'olivicoltura in Liguria, è attualmente caratterizzata dalla presenza di molti oliveti incolti, ma produttivi, di altri con piante di notevole altezza (8-10 metri) e dall'estrema variabilità del territorio dal punto di vista orografico e climatico, anche all'intemo di piccole superfici. Questi aspetti portano, come diretta conseguenza, ad un aumento della complessità del binomio agroecosistema oliveto - infestazione da mosca e rappresentano un ostacolo nel momento in cui si cerca di creare un'area olivata omogenea e accorpata di idonea superficie necessaria per l'esecuzione del mass trapping. I risultati ottenuti, non permettono di trarre considerazioni conclusive sull'efficacia o meno della tecnica del mass trapping, e mostrano una variabilità più o meno accentuata a seconda delle caratteristiche pedoclimatiche, di coltivazione dell'olivo e produttive degli areali olivicoli studiati. Tuttavia in tale contesto, alcune aree (Amasco, Camporosso) si caratterizzano per un buon risultato di questa tecnica, anche confrontato con le tecniche di difesa tradizionali (larvicida). II dato rilevato in tutte le aree sperimentali, che vede comunque l'incremento dell'infestazione presente sulle drupe da ottobre in poi, fa ritenere necessario lavorare al miglioramento dell'efficacia di questa tecnica per il contenimento di popolazioni crescenti di mosca dell'olivo. Questo fatto mette ancora più in evidenza l'importanza che assume, nell'applicazione di questa tecnica, la raccolta anticipata. Quanto visto sopra in merito alle problematiche riscontrate e ai risultati ottenuti fa emergere la necessità di approfondire ulteriormente, anche in Liguria, alcuni aspetti dell'applicazione del mass trapping. Pertanto è opportuno continuare a sperimentare per la definizione della superficie minima su cui effettuare l'intervento e per l'ottimizzazione dell'utilizzo delle trappole utilizzate per il trattamento, tenendo conto che uno degli obiettivi è la riduzione dei costi dell' intervento. In particolare nell'ipotesi di utilizzo delle EcoTrap è necessario individuare, nelle diverse situazioni d'infestazione della mosca, l'epoca ottimale d'intervento e le quantità di prodotto necessarie. Anche in Liguria, in prospettiva di un'ollvicoltura bioloica o sostenibile, occorre privilegiare sempre più le tecniche di difesa da B. oleae a basso impatto. In tale contesto il mass trapping, con l'eventuale integrazione di altre tecniche come ad esempio l'utilizzo di composti del rame (Belcad, 1999; Petacchi e Minnocci, 2000), può rappresentare una delle possibili strategie in possesso degli olivicoltori per combattere la mosca dell'olivo. Inoltre si ritiene importante estendere l'applicazione di questa tecnica ad altri comprensori olivicoli della Liguria, cosi da affrontare le diverse problematiche in situazioni pedoclimatiche diverse e verificare quali siano le più adatte per tale scopo, tenendo conto che tale tecnica non può prescindere da un efficiente e puntuale servizio di assistenza tecnica alle aziende. Infine, una volta individuate le aree maggiormente vocate per l'applicazione del mass trapping, è auspicabile che, in prossimo futuro, questa tecnica possa essere inserita tra quelle consigliate agli olivicoltori nell'ambito del progetto Regione Liguria di "Miglioramento della qualità dell'olio. Desideriamo ringraziare la Comunità Montana Intemelia, la Cooperativa Olivicoltori di Arnasco e l'Associazione Produttori Olivicoli della Liguria per il supporto logistico prestato. Il Dott. Borgogno Sergio e il Sig. Maccario Adriano per l'opera di guida (opinion - leader) svolta tra gli olivicoltori di Camporosso (IM) coinvolti nella prova durante il primo anno (1998). I tecnici Dott.ri Anna Bellucci, Giovanna De Andreis, Federica Massabo, Gianluca Bico, Marco Lucchi e Giuseppe Herrera per l'attività di campo prestata e il Centro di Agrometereologia Applicata della Regione Liguria di Sarzana (SP) per aver fornito i dati climatici. |