Prove di Cattura Massale
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LE ESPERIENZE DI CATTURA MASSALE IN TOSCANA
1991-1999



Introduzione

In Toscana la coltivazione dell'olivo interessa circa 73.000 ettari e permette una produzione di olio stimabile intorno alle 20.000 tonnellate.
Anche in questa regione le infestazioni di Bactrocera oleae costituiscono il maggior fattore biotico di rischio rispetto alla quantità ed alla qualità delle produzioni. Relativamente alla fenologia ed al numero di generazioni del dittero, passando dalle zone litoranee a quelle sub appenniniche, si possono riscontrare aree in cui si sviluppano mediamente ogni anno 2-3 generazioni ed aree in cui si possono sviluppare da 0 a 2 generazioni.
Tra le possibili strategie di difesa dalle infestazioni di mosca, la lotta chimica larvicida è il metodo maggiormente diffuso nella olivicoltura regionale sia per la sua semplicità di esecuzione che per i bassi costi di realizzazione e, in definitiva, anche per la buona probabilità di successo degli interventi eseguiti. Negli ultimi anni grazie alla larga diffusione delle strategie di difesa guidata ed integrata il numero medio di trattamenti insetticidi si è attestato da 0-1 nelle provincie interne e da 1 -3 in quelle litoranee.
Per favorire ulteriormente il miglioramento della qualità dell'olio attraverso la riduzione dei rischi sanitari ed ambientali insiti nelle tecniche di difesa curative e per incoraggiare la realizzazione di produzioni biologiche ai sensi del Reg. CE 2092/90, da alcuni anni sono state impiegate anche in Toscana, a livello sperimentale e dimostrativo, tecniche di difesa finalizzate alla drastica riduzione del numero degli adulti di mosca mediante l'impiego di trappole attrattive.

Le prime esperienze:

La prime esperienze si sono svolte negli anni 1991 e 1992 presso una azienda olivicola biologica situata in provincia di Livorno, in località Grattamacco, ed hanno interessato due oliveti intensivi difesi rispettivamente con mass trapping e con prodotti di origine naturale secondo le tecniche aziendali.

In ciascuno dei due anni nell'impianto difeso con cattura massale, alla fine di luglio, sono state disposte nell'oliveto secondo uno schema randomizzato complessivamente 123 trappole di materiale plastico semitrasparente, delle dimensioni di 20x20 cm., collate su entrambe le facce ed innescate con attrattivi di tipo diverso. A cadenza bisettimanale sono stati rilevati il numero e il sesso delle mosche catturate e la percentuale di infestazione su campioni casuali di 200 olive. Nell'appezzamento della prova non sono stati eseguiti trattamenti, mentre nel testimone la difesa è stata realizzata secondo gli standard aziendali.

In complesso, riferendosi a standard di agricoltura biologica, i risultati ottenuti possono ritenersi positivi. Nel 1991, annata di scarso attacco dacico, nell'appezzamento difeso con cattura massale, la percentuale di infestazione è risultata più che dimezzata rispetto a quella del testimone. Nel 1992, annata di elevato attacco del dittero, dopo un inizio in cui non si apprezzavano differenze nella percentuale di infestazione, al controllo del 20 ottobre nel testimone si è evidenziata una repentina impennata dell'attacco totale che è risultato quasi doppio rispetto all'appezzamento in prova.

Esperienze maturate nell'ambito del progetto qualità

A partire dal 1993 sono stati introdotti in Italia i primi dispositivi attrattivi prodotti industrialmente per eliminazione massale degli adulti di B. oleae in grado di superare i limiti posti dalla difficile gestione delle trappole sia di tipo classico che artigianale. Detti dispositivi consistevano in sacchetti di carta speciale delle dimensioni di 15 x 20 cm. contenenti 70 gr. di bicarbonato di ammonio e con la superficie esterna impregnata a secco con una soluzione concentrata di deltametrina (15mg.).
Questi dispositivi, impiegati con successo in alcune aree olivicole greche, sono stati introdotti e valutati dall'AIPrOl e dall'OTA in alcune prove dimostrative realizzate negli anni 1993, 1994 e 1995 in provincia di Livorno nell'ambito dei regolamenti allora in vigore relativi al miglioramento della qualità dell'olio.

Nel territorio del comune di Bibbona sono state coinvolte un numero di aziende che nei tre anni è aumentato progressivamente da 45 a 180, per un numero complessivo di olivi che da circa 15.000 il terzo anno ha raggiunto le 37.300. Tra le aziende partecipanti ne sono state individuate rispettivamente 13 nel 1993 e 18 nel 94 e nel 95, in esse sono stati eseguiti il controllo dei voli e l'esame settimanale della infestazione attiva. Nel mese di luglio in ogni ettaro, a seconda della densità di impianto degli oliveti e della dimensione degli olivi, sono stati installati, in corrispondenza della fascia media della chioma, mediamente da 150 a 220 sacchetti trappola di cui circa 1/5 innescati con feromone sessuale.
Le indicazioni fornite dalle Associazioni olivicole evidenziano che nel 1993 il sistema ha consentito alla maggior parte delle aziende di arrivare alla raccolta con percentuali di infestazione entro i limiti della soglia di tolleranza, mentre in alcune aziende localizzate in prossimità della zona sud dell'area interessata, l'infestazione ha superato tali limiti ed è risultato necessario un intervento chimico. Nel 1994 si sono sostanzialmente confermati i risultati dell'anno precedente positivi per la maggior parte delle aziende e negativi per gli oliveti del lato sud. Nel 1995, le ripetute piogge verificatesi nei mesi di Agosto e Settembre hanno causato la caduta di numerose trappole e la parziale solubilizzazione dell'attrattivo; l'efficacia, pur confermandosi nel complesso positiva, è risultata lievemente ridotta.
In sintesi queste prime prove su ampia scala hanno fornito risultati applicativi promettenti, tuttavia è da sottolineare che, come per altri metodi di lotta che interferiscono sull'attività degli adulti, anche questo, nel triennio di prove effettuate, ha espresso la massima efficacia quando applicato in aree olivetate ampie ed accorpate e nelle situazioni caratterizzate da pressione dacica non particolarmente elevata.

1997

Dopo una interruzione di un anno nel 1997 sono state realizzate dall'AIPrOl delle nuove prove dimostrative nell'ambito del Reg. CE 2132/96. Il numero delle zone interessate è salito a 5 di cui 4 in province litoranee ed una interna.
In ciascuna zona sono state individuate aree olivicole omogenee nelle quali a partire dalla metà del mese di luglio sono stati installati i sacchetti trappola secondo nuove specifiche fornite dal produttore.

In particolare, anche a seguito delle prove di Bibbona, sono stati modificati sia il dispositivo che la strategia di immissione nell'oliveto, i sacchetti trappola sono stati rinforzati e resi più stabili alla solubilizzazione del bicarbonato di ammonio, il rapporto dispenser di feromone/trappole è stato portato da 1 a 20 a uno per trappola, e inoltre, in caso di caduta dell'efficacia è stata consigliata una seconda immissione sul 50% delle piante.
Sulla base delle indicazioni fornite dall'Associazione, relative ai rilevamenti delle catture e dell'infestazione in oliveti campione situati all'interno dell'area protetta con cattura massale e dal confronto di quanto rilevato in aree contigue difese con metodi convenzionali, il grado di protezione raggiunto è soddisfacente in quanto il metodo ha consentito il controllo delle infestazioni senza dover ricorrere ad alcun trattamento insetticida, mentre nelle zone limitrofe sono stati effettuati in media 2 - 3 interventi antidacici.

1998

Le prove dimostrative sono state ripetute anche nel 1998 nell'ambito del Reg. CE 2430/97.
Il numero delle aree interessate è salito a 8, di cui 7 realizzate dall'AIPrOl e 1 dall'OTA, distribuite in altrettante province, per una superficie totale di 580 ettari ed un numero complessivo di 83.266 piante protette. La metodologia utilizzata è stata la stessa degli anni precedenti.

Complessivamente i risultati ottenuti nei diversi comprensori sono stati positivi, in tutte le aree di prova la percentuale di drupe attaccate è risultata inferiore a quelle di confronto trattate in maniera convenzionale con l'unica eccezione di Vinci in cui questa tendenza è invertita, con differenze comunque minime. E' importante rilevare che nella seconda decade di settembre in quest'ultima zona è stato necessario rinforzare il numero di sacchetti trappola in alcune aree in cui i campionamenti segnalavano un innalzamento repentino della popolazione del dittero a seguito del quale nelle aziende di confronto è stato eseguito un intervento larvicida.

1999

Il 1999 ha segnato una svolta nella attività dimostrativa di applicazione del metodo delle catture massali, infatti la Regione Toscana e l'ARSIA hanno convenuto, nell'ambito del Reg.CE 528/99, la necessità di una verifica maggiormente dettagliata della efficacia di questo metodo al fine di poterne programmare una eventuale diffusione a regime, con criteri di massima sicurezza.

A tale fine, di concerto con AIPrOl e OTA, sono state individuate 8 aree, 5 litoranee e 3 interne, omogenee sia dal punto di vista climatico e orografico nelle quali sono stati interessati comprensori olivicoli accorpati.

All'interno di questi comprensori sono stati individuati in totale 31 punti di monitoraggio ritenuti rappresentativi delle 8 aree e 12 oliveti di confronto esterni.

Nei punti di monitoraggio interni ed esterni sono state rilevate le catture di adulti mediante trappole a feromoni e lo sviluppo delle infestazioni mediante campionamento delle forme preimmaginali. I sacchetti trappola sono stati installati a cavallo della metà del mese di luglio.
Una maggiore attenzione è stata posta nella analisi dei risultati, realizzata in collaborazione con il Dr. Ruggero Petacchi della Scuola Superiore S. Anna di Pisa.

I dati, elaborati singolarmente per ciascun punto di monitoraggio interno sono stati confrontati con quelli rilevati nei punti esterni, le medie dei dati rilevati in tutti i punti di monitoraggio di ciascuna zona sono state confrontate con le medie dei punti di confronto esterni. In questa esposizione, per motivi di tempo, si è scelto di presentare i risultati relativi a due zone Guardistallo e Vinci che sono considerate rappresentative sia per l'estensione che per l'ubicazione essendo la prima in area litoranea e la seconda in area interna. Dove possibile sono stati eseguiti rilievi differenziati per le due cultivar maggiormente diffuse frantoio e leccino.

Dall'analisi dei grafici dell'andamento medio della percentuale di infestazione attiva e di quella totale relativi alla zona di Guardistallo, si nota che nell'area trattata entrambe sono rimaste sempre ampiamente al disotto della soglia di intervento, pur presentando la seconda un evidente picco dovuto probabilmente ad un errore di campionamento in uno dei punti di monitoraggio. Negli oliveti di confronto l'infestazione totale ha raggiunto la soglia del 10% a fine Agosto e l'ha ampiamente superata nell'ultima decade di settembre. Tuttavia l'infestazione attiva si è sempre mantenuta a livelli inferiori alla soglia. Nonostante ciò sono stati eseguiti due trattamenti larvicidi.

Anche a Vinci, nell'area della prova, sia l'infestazione attiva che quella totale sono rimaste fino alla raccolta al disotto della soglia di intervento. Negli oliveti di confronto a partire dalla fine di Agosto l'infestazione attiva ha raggiunto valori di poco inferiori al 10% che si sono mantenuti fino alla raccolta. Anche in questo caso all'inizio di ottobre è stato realizzato un trattamento larvicida di contenimento.
Per valutare complessivamente l'efficacia del metodo si è scelto di confrontare per ciascuna zona le percentuali di infestazione attiva (Uova + L1 + L2) e dannosa (L III + pupe + fori di uscita), relative a tutto il periodo di campionamento, con dati analoghi rilevati negli appezzamenti di confronto.

Nel caso della infestazione attiva si evidenzia chiaramente che in tutte le aree protette con cattura massale le percentuali sono decisamente inferiori rispetto a quelle delle aree esterne. In queste ultime sono stati inoltre eseguiti un numero di trattamenti larvicidi variabile da 1 a 3. È tuttavia da segnalare che anche in alcune aziende difese con questo criterio, situate nelle aree di Grosseto (1), Massa (1) e Vinci (6), è stato eseguito un trattamento larvicida più per eccessivo timore dell'agricoltore che per effettiva necessità.

Nel caso della infestazione dannosa la tendenza rimane la stessa, pur con differenze percentuali inferiori, ad eccezione dell'area di Grosseto dove questo trend viene invertito a favore delle aree esterne sia pure con differenze minime. Questa riduzione è da imputare ai trattamenti chimici eseguiti che, avendo come bersaglio le forme mobili, comportano una effettiva riduzione della infestazione dannosa.
In sintesi si può concludere che nel 1999 il metodo delle catture massali basato sull'impiego di Ecotrap ha conseguito risultati positivi in tutte le aree in cui è stato realizzato.

Le esperienze di confronto realizzate dall'ARSIA

Parallelamente a questa attività dimostrativa a partire dal 1996 l'ARSIA ha ritenuto opportuno condurre in proprio una serie di prove sperimentali sull'efficacia di questo metodo impiegando gli stessi dispositivi utilizzati nelle prove prima descritte.

La sperimentazione è stata eseguita per quattro anni consecutivi (96 - 99) presso un oliveto dimostrativo dell'Agenzia ubicato in provincia di Grosseto in località Stiacciole. L'impianto ha la particolarità di essere isolato da altri oliveti e frazionato in due settori di cui uno irriguo ed uno asciutto.

L'installazione delle "Ecotrap" è stata eseguita all'inizio del mese di luglio con densità di una trappola ogni due piante. Una seconda installazione, ad integrazione della prima è stata eseguita tra fine agosto e metà settembre, con essa si è completata la copertura delle piante in modo di ottenere la densità definitiva di un dispositivo per pianta.

Nei due settori sono stati eseguiti rilievi settimanali sulla cattura dei maschi e delle femmine con l'impiego di trappole a feromoni (traptest) e poliattrattive (cromotrap) della Isagro; lo sviluppo dell'infestazione sulle drupe è stato seguito con campionamenti settimanali di 150 olive per ciascuno dei settori dell'oliveto.
In questa sede si tralasciano i dati sulle catture a favore di quelli relativi all'infestazione a nostro avviso più consoni allo scopo di valutare l'efficacia del metodo.
L'andamento e l'entità dell'infestazione sono risultati sensibilmente diversi nei quattro anni.

Nel 1996 i entrambi i settori i valori si sono mantenuti molto bassi fino all'inizio di settembre, in seguito nell'arco di due settimane è stata superata la soglia di intervento e pertanto in data 25 settembre è stato realizzato un trattamento larvicida che ha prodotto un azzeramento temporaneo dell'infestazione che comunque nel mese di ottobre si è ripresentata fino a raggiungere valori del 14% nel settore irriguo.
Nel 1997 nel settore A al primo controllo si è rilevata una infestazione prossima al 30% derivante da attacchi avvenuti a fine giugno dovuti sia ad una anticipata recettività delle drupe sia alla scarsa carica produttiva. Tale infestazione in parte regolata dalle elevate temperature ed in parte dalla avversità biotiche non ha avuto importanti conseguenze economiche. Un nuovo attacco si è manifestato in ottobre con valori percentuali che hanno raggiunto il 20% alla raccolta. Nel settore B invece l'infestazione si è sempre mantenuta su valori molto bassi che non hanno mai superato il 6%
Nel 1998 in entrambi i settori i valori dell'infestazione sono stati nulli fino alla fine di settembre quando la percentuale è iniziata a salire gradualmente fino a raggiungere valori del 12-14% alla fine del mese di ottobre.
Anche nel 1999 fino alla prima settimana di ottobre i valori sono stati molto bassi in entrambi i settori, con punte massime del 3,5%. Subito dopo l'infestazione è salita repentinamente a valori che alla fine del mese hanno raggiunto il 34% nel settore A e il 46%nel settore B.

In sintesi, dall'analisi dei risultati, si può affermare che, con l'installazione delle "Ecotrap" all'inizio del mese di luglio il metodo è stato in grado di contenere efficacemente le infestazioni fino alla fine del mese di settembre. A partire da questo momento, in tutti e quattro gli anni, i valori percentuali di infestazione hanno ripreso a salire in entrambi i settori in esame raggiungendo valori anche molto elevati alla fine del mese di ottobre.
Nel 1997 il metodo non ha consentito una tempestiva limitazione di una infestazione precoce già in atto prima della immissione delle "Ecotrap"

Nelle aree limitrofe, dai dati forniti dai tecnici operanti per il Reg Ce 2078/92, risulta che ogni anno sono stati eseguiti tre trattamenti larvicidi nelle epoche riportate nella diapositiva.

Conclusioni

27 Le esperienze realizzate in Toscana a partire dal 1991, relative alla difesa dagli attacchi di mosca delle olive con sistemi adulticidi basati sull'impiego di dispositivi collati o avvelenati dotati di capacità attrattive, hanno generalmente fornito risultati positivi rispetto ai metodi di difesa convenzionali normalmente utilizzati nell'olivicoltura regionale. Tuttavia non sempre è stata garantita una protezione ottimale fino alla raccolta in alcuni appezzamenti difesi con questo metodo.
Indubbiamente le catture massali consentono di ridurre l'impatto negativo dei sistemi basati sulla distribuzione di insetticidi sulla chioma delle piante conferendo alle produzioni garanzie di massima sicurezza dal punto di vista igienico sanitario. Questo metodo, ammesso dal regolamento sull'agricoltura biologica, consente a questa crescente categoria di produttori agricoli di aumentare le loro chance di difesa dell'oliveto.

28 Tuttavia per poter sfruttare al meglio le possibilità offerte dalle catture massali è a nostro avviso necessario approfondire alcuni aspetti importanti relativi al possibile rischio ambientale a carico dell'entomofauna ausiliaria; alla necessità di un costante monitoraggio delle aree difese con questo criterio per evidenziare tempestivamente eventuali cali di efficacia; alla necessità di individuare ulteriori strategie di immissione dei dispositivi in relazione alla densità delle popolazioni e ai momenti di maggiore rischio; alla individuazione di zone in cui il metodo può essere applicato con maggiore sicurezza e a costi più competitivi con altre strategie di difesa. Infine è da sottolineare che proprio l'alto costo di acquisto risulta uno dei fattori che maggiormente limitano la diffusione di questo interessante sistema di difesa.